Serra a galla al tramonto: una pescata difficile che la perseveranza ha trasformato in una grande soddisfazione

Ci sono serate che iniziano con poche aspettative e finiscono per regalare emozioni che ti fanno tornare a casa con il sorriso. Questa battuta di spinning inshore è stata proprio così. Il meteo non era dei migliori, il vento non dava tregua e il mare non sembrava voler collaborare, ma è proprio in queste situazioni che vale la pena insistere. Spesso basta leggere meglio quello che succede davanti a noi, cambiare approccio al momento giusto e continuare a credere fino all’ultimo lancio.
Come sempre, il video completo della pescata lo trovate alla fine dell’articolo.
Una serata complicata fin dai primi lanci
Quando sono arrivato sullo spot era già pomeriggio inoltrato. Il sole iniziava lentamente la sua discesa verso l’orizzonte e il tempo a disposizione non era tantissimo. Il vento soffiava deciso e, cosa ancora più fastidiosa, arrivava praticamente dritto in faccia. Non era certo la situazione ideale per pescare con gli artificiali che avevo intenzione di utilizzare, ma il mare, pur essendo un po’ nervoso, non era eccessivamente formato e soprattutto l’acqua mi sembrava abbastanza pulita. Questo particolare mi ha fatto pensare che qualche possibilità ci fosse ancora.
Ho deciso di iniziare con uno degli artificiali che più spesso mi accompagna durante le battute di spinning inshore: lo Shoreline Shiner Z Vertice R Laser Impact Floating da 125 millimetri. È un jerkbait che conosco molto bene e che negli anni mi ha regalato parecchie soddisfazioni. In condizioni come queste mi piace sempre partire con un’esca di questo tipo per capire immediatamente se qualche predatore sta cacciando negli strati più superficiali dell’acqua.
Naturalmente avevo già in mente di non fossilizzarmi su un solo artificiale. La mia idea era quella di alternare jerk floating, modelli sinking, gomme, jig e tutto quello che potesse adattarsi alle condizioni della serata. Quando il mare non parla chiaramente bisogna essere noi a fare le domande giuste.
Il primo pesce non è certo quello che speravo
Dopo diversi lanci arriva finalmente la prima botta. Per qualche secondo penso addirittura che possa trattarsi di un bel pesce di fondo perché la prima botta è abbastanza decisa, ma bastano pochi istanti per capire che probabilmente mi sto illudendo.
Infatti, appena riesco ad avvicinarlo, compare una vecchia conoscenza di queste zone: una lucertola STRAMALEDETTA. Tra l’altro riesce anche nell’impresa di agganciarsi praticamente a tutte le ancorette dell’artificiale, costringendomi a perdere qualche minuto per liberarla senza fare danni.
Non è certamente la cattura che cercavo, ma almeno rompe il silenzio della serata e mi conferma che qualcosa in movimento c’è.
Il vento costringe a cambiare strategia
Con il passare dei minuti il vento continua a disturbare parecchio i lanci. Diventa difficile raggiungere le distanze che vorrei e soprattutto mantenere un recupero preciso. Inizio quindi a modificare completamente l’impostazione della pescata.
Metto da parte per un po’ i jerk più leggeri e provo artificiali più pesanti e più aerodinamici. Alterno una potente esca senza paletta, l’Overdrive laser Impact daiwa, che riesce a tagliare meglio il vento, provo anche un jig da quaranta grammi per guadagnare metri preziosi e continuo a cambiare continuamente esca nel tentativo di trovare quella capace di accendere l’interesse dei predatori.
Ogni tanto arriva qualche timido attacco, qualche colpo improvviso che ti fa sobbalzare, ma quando recupero mi ritrovo davanti solamente piccoli pesci che, nonostante le dimensioni ridotte, riescono sempre a trasmettere delle botte incredibili sulla canna. Sono quei momenti in cui inizi quasi a sorridere perché ti chiedi come sia possibile che pesci così piccoli riescano ad attaccare con tanta decisione.
Nel frattempo il sole continua lentamente ad abbassarsi e il tempo scorre.
Quando i pesci sembrano assenti bisogna continuare a cercarli
Una delle cose che negli anni ho imparato è che molto spesso i predatori ci sono, semplicemente non hanno alcuna intenzione di collaborare. È facile convincersi che il mare sia completamente vuoto quando passano decine di minuti senza risultati, ma spesso basta osservare meglio lo spot per accorgersi che qualche segnale c’è sempre.
Continuo quindi a ruotare gli artificiali. Torno sul Vertice R, provo anche il modello da 140 millimetri per contrastare meglio il vento e continuo a battere tutta la zona senza lasciare nulla al caso. Ogni cambio di artificiale è un tentativo di presentare qualcosa di diverso ai pesci, cercando di capire quale movimento possa convincerli ad attaccare.
Poi lo sguardo cade su una piccola foce che scarica acqua in mare.
È uno di quei punti che meritano sempre attenzione. Corrente diversa, acqua in movimento, piccoli pesci foraggio. Tutti elementi che spesso attirano i predatori.
Ed è proprio lì che decido di giocarmi un’ultima carta.
Il Needle PST cambia completamente la pescata
Scelgo un Needle artigianale PS Lure, lo stesso che avevo già mostrato nella rubrica “Provati per Voi”. È un artificiale che mi piace molto ma che richiede una gestione continua della canna. Bisogna animarlo nel modo corretto e, lo ammetto, ultimamente il mio polso destro non gradisce particolarmente questo tipo di recupero. Dopo un po’ inizio sempre ad avvertire fastidio, ma decido comunque di insistere.

Lancio oltre la foce e recupero abbastanza velocemente.
Ad un certo punto vedo chiaramente un attacco.
Il pesce arriva, colpisce, ma non rimane agganciato.
Rilancio immediatamente nello stesso punto.
Ancora un inseguimento.
Ancora un attacco.
Niente.
A quel punto capisco che il pesce è lì. Non cambio artificiale, non modifico il recupero e non mi sposto. Rifaccio esattamente lo stesso lancio, cercando di far passare il needle nella stessa identica traiettoria.
Ed eccolo.
Questa volta il predatore non sbaglia.
L’attacco è deciso e sento subito che dall’altra parte c’è finalmente il pesce che stavo aspettando.
Il video del provato per voi needle ps-lures
Un bellissimo serra in superficie
Il combattimento è uno di quelli che fanno aumentare immediatamente l’adrenalina. Il serra sfrutta tutta la sua potenza e regala anche diversi salti fuori dall’acqua, rendendo il recupero ancora più spettacolare. Vederlo attaccare un needle in superficie è sempre qualcosa di emozionante, soprattutto dopo una serata in cui sembrava che tutto dovesse andare storto.
L’attrezzatura lavora perfettamente. La Daiwa Ninja e il Daiwa Freams LT 5000 gestiscono ogni fuga senza difficoltà e dopo qualche minuto riesco finalmente a portare il pesce a riva.
È un bellissimo serra, catturato esattamente come speravo: a galla, con un artificiale che richiede una presentazione molto particolare e proprio nel punto che avevo individuato come il più promettente della zona.
Sono quelle catture che valgono molto più delle semplici dimensioni del pesce.
Dopo qualche fotografia arriva il momento che preferisco sempre.
Tolgo con attenzione le ancorette e accompagno il serra verso l’acqua.
Bastano pochi secondi perché riparta con decisione verso il largo, perfettamente in salute.

La perseveranza continua sempre a fare la differenza
Continuo a pescare ancora qualche minuto mentre il sole ormai scompare dietro l’orizzonte e il cielo si colora delle sfumature tipiche del tramonto estivo. Provo ancora qualche lancio nella speranza che ci sia un secondo predatore in attività, ma questa volta non arriveranno altri attacchi.
Va benissimo così.
Se questa pescata mi ha lasciato qualcosa è la conferma di una convinzione che mi accompagna ormai da tanti anni. Nello spinning inshore la perseveranza conta tantissimo. Se mi fossi fermato ai primi lanci, dopo la rugentola e qualche piccolo pesce, sarei tornato a casa convinto che quella fosse stata una serata completamente negativa.
Invece i serra erano lì.
Bisognava soltanto individuarli, capire dove stavano cacciando e soprattutto trovare l’artificiale giusto per convincerli ad attaccare.
È questo il bello della pesca a spinning. Ogni cattura è il risultato di osservazione, esperienza, continui tentativi e, qualche volta, anche di un pizzico di ostinazione.
Ed è proprio questa ostinazione che, ancora una volta, ha trasformato una serata complicata in una pescata che ricorderò con piacere.
Guarda il video completo della battuta
👉 Qui trovi il video completo della pescata con tutte le azioni, gli attacchi, il combattimento con il serra e il rilascio finale.
Prima solo pesci lucertola… poi il CAOS a galla e arriva il SERRA… A GALLA! 🎣🔥
Domande frequenti
Perché hai insistito così tanto cambiando continuamente artificiale?
Perché quando i predatori sono presenti ma poco attivi è spesso il cambio di presentazione a fare la differenza. Peso, nuoto, velocità di recupero e profondità possono cambiare completamente la risposta dei pesci.
Perché hai scelto di pescare vicino alla foce?
Le piccole foci sono punti strategici durante tutto l’anno. Creano corrente, trasportano cibo e attirano il pesce foraggio, diventando spesso un punto di caccia privilegiato per i predatori.
Il needle è un artificiale difficile da utilizzare?
Richiede un po’ di pratica e una continua animazione della canna, ma quando i serra o altri predatori cacciano in superficie può diventare una delle esche più efficaci in assoluto.
Vale la pena continuare a pescare fino al tramonto anche quando sembra non esserci attività?
Per esperienza personale la risposta è sì. Moltissime delle catture migliori arrivano proprio negli ultimi minuti di luce, quando i predatori aumentano improvvisamente la loro attività.
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