
Ci sono giornate che meritano di essere raccontate dall'inizio alla fine. Non perché siano state ricche di catture, ma perché racchiudono tutto ciò che rende affascinante la pesca a spinning: la scelta dell'attrezzatura, l'interpretazione del mare, i continui cambi di strategia e quelle emozioni che solo un predatore che attacca il nostro artificiale riesce a regalare.
Questa uscita nasce con un'idea ben precisa: verificare sul campo una delle convinzioni più diffuse tra gli spinner, ovvero che “esca grossa equivale a pesce grosso”. Per metterla alla prova ho deciso di affrontare una lunga giornata di pesca, dall'alba fino al tramonto, utilizzando quasi esclusivamente long jerk di grandi dimensioni e adattando la strategia alle condizioni del mare.
Le condizioni erano praticamente perfette: una bella scaduta dopo la mareggiata, pochissimo vento, acqua ancora velata e tanto movimento. Situazioni che spesso rappresentano il momento migliore per cercare serra, barracuda e altri grandi predatori costieri.
🎥 Guarda il video completo della pescata: https://youtu.be/W2Ihlr-rlIo
Le condizioni del mare
Quando arrivo sullo spot è ancora l'alba. Il mare sta lentamente scaricando la forza della mareggiata dei giorni precedenti e davanti a me trovo quello che considero uno degli scenari migliori per affrontare una battuta a spinning.
L'acqua è ossigenata, il moto ondoso è ancora sostenuto ma pescabile e soprattutto manca il vento, una condizione che permette di gestire perfettamente artificiali anche di grandi dimensioni.
Sono situazioni nelle quali può comparire praticamente qualsiasi predatore. Per questo motivo decido fin da subito di non scendere a compromessi e utilizzare un'attrezzatura pensata per affrontare anche pesci di taglia importante.
L'attrezzatura scelta
Per questa uscita ho voluto utilizzare la mia attrezzatura personale, quella che porto con me quando penso che il mare possa regalare qualche incontro importante.
La protagonista è la mia ClipAngler Spinning Rod Custom, una canna realizzata su misura secondo le mie esigenze e progettata per lavorare perfettamente con artificiali medio-grandi.

In abbinamento utilizzo il Daiwa Certate SW 5000, caricato con trecciato PE 0.19 e terminale in fluorocarbon. Per questa giornata ho deciso anche di utilizzare un nodo diverso dal classico Tony Peña, scegliendo quello che normalmente adopero nella pesca verticale, estremamente affidabile quando bisogna trasmettere tutta la forza durante il combattimento.
Il report della giornata: dall'alba al tramonto
La mattina decido di iniziare subito con un artificiale che negli anni mi ha regalato numerose soddisfazioni: il Daiwa Shoreline Shiner Z Vertice Laser Impact 140. Con acqua velata e poca luce è uno di quei long jerk che riesce sempre a trasmettermi grande fiducia.
I primi lanci, però, riservano una sorpresa. Al posto dei grandi predatori iniziano ad arrivare alcune tracine e lucertola. È una situazione curiosa perché dimostra ancora una volta come in pesca non esistano regole assolute: anche artificiali di grandi dimensioni possono essere attaccati da pesci che normalmente non assoceremmo a queste misure.


Convinto che qualche grosso predatore stia comunque pattugliando la zona, aumento ulteriormente la dimensione dell'artificiale montando un long jerk da 175 mm. L'obiettivo è selezionare il pesce e rendere ancora più evidente la presenza dell'esca nelle onde della scaduta. Anche in questo caso, però, continuano ad arrivare le tracine, confermando quanto fosse attiva la zona.
La mattinata regala comunque un momento molto bello grazie a Simone, che riesce a catturare una splendida cernia pescando con il jig. Una cattura che conferma come il mare fosse ricco di attività e come la scelta di affrontare quella giornata fosse assolutamente corretta.

Dopo alcune prove decido di cambiare completamente approccio e scendere al mio amatissimo Shoreline Shiner Z Vertice Laser Impact 125. È uno degli artificiali che più spesso porto con me perché riesce a trovare il giusto equilibrio tra dimensioni, lancio e capacità di attirare predatori differenti.
Nel pomeriggio torno nuovamente sullo spot. Le condizioni sono ancora ottime: mare scuro, onde regolari e tanta fiducia che qualcosa di importante possa finalmente arrivare. Ricomincio con il 140 mm, alternando poi diversi long jerk fino a trovare quello che riesce a rimanere maggiormente in pesca durante il recupero.



La scelta si rivela quella giusta.
Dopo alcuni lanci arriva finalmente una mangiata violenta. Il pesce parte deciso e il combattimento è subito intenso. Nel sottoriva compare un bellissimo pesce serra, potente e combattivo come sempre. Riesce addirittura ad aprire lo split ring dell'artificiale durante il combattimento, lasciando l'ancoretta conficcata nella bocca. Proprio per questo motivo decido di trattenerlo, evitando di rilasciare un pesce con un'ancoretta ancora inserita.



La giornata, però, non è ancora finita.
Nel giro di pochi minuti arrivano altre due mangiate importanti che purtroppo si concludono con altrettante slamature. Molto probabilmente si trattava di barracuda, che in quella fase sembravano attaccare senza afferrare perfettamente l'artificiale.
L'ultima emozione arriva proprio con un piccolo barracuda che attacca il long jerk quasi al termine della pescata. Dopo un breve combattimento viene rapidamente slamatato e rilasciato in perfette condizioni, chiudendo così una giornata intensa vissuta interamente tra alba e tramonto.

Cosa mi ha insegnato questa uscita
Questa battuta di pesca conferma ancora una volta quanto lo spinning sia una disciplina fatta soprattutto di osservazione e capacità di adattamento.
Partire con artificiali da 140 e 175 millimetri aveva una logica precisa, legata alle condizioni del mare e alla possibilità di intercettare predatori importanti. Tuttavia, la realtà ha dimostrato che nemmeno esche così voluminose impediscono a specie come le tracine di attaccare con decisione.
La cattura del serra è arrivata dopo numerosi cambi di artificiale, segno che spesso la perseveranza paga più della ricerca dell'esca “miracolosa”. Allo stesso tempo, le slamature dei barracuda ricordano quanto sia importante controllare periodicamente split ring, ancorette e terminali, soprattutto dopo il combattimento con pesci dotati di una dentatura potente.
In definitiva, non esiste una regola universale secondo cui un artificiale grande cattura soltanto pesci grandi. Esiste invece la capacità del pescatore di leggere il mare e scegliere l'artificiale più adatto al momento.
Attrezzatura e artificiali utilizzati
Se vuoi provare la stessa configurazione utilizzata durante questa uscita, trovi qui sotto tutta l'attrezzatura.
Canna da spinning
➡️ ClipAngler Spinning Rod Custom,
Mulinello Daiwa Certate SW 5000
➡️ Daiwa Certate SW 5000
Trecciato PE
➡️ DAIWA J-BRAID
Fluorocarbon
➡️ TRABUCCO FLUOROCARBON
Daiwa Shoreline Shiner Z Vertice Laser Impact 125
➡️ Z Vertice Laser Impact 125
Daiwa Shoreline Shiner Z Vertice Laser Impact 140
➡️ Z Vertice Laser Impact 140
Long Jerk 175 mm
➡️ DUO TIDE
Split Ring e ancorette di ricambio
➡️ DUO LOOCK
Pinza per split ring e accessori
➡️ PINZA SPLIT RING SPINNING
Domande frequenti (FAQ)
Le esche grandi catturano solo pesci grandi?
No. Questa pescata ne è la dimostrazione. Anche artificiali da 175 mm possono essere attaccati da specie come le tracine. Le dimensioni dell'esca aumentano la selettività, ma non eliminano completamente le catture di pesci più piccoli.
Quando conviene utilizzare long jerk da 140 o 175 mm?
Sono particolarmente efficaci dopo una mareggiata, durante la scaduta o quando il mare è ancora mosso e leggermente velato. In queste condizioni risultano molto visibili e consentono di selezionare predatori di buona taglia.
Qual è il recupero migliore con mare formato?
Generalmente preferisco un recupero regolare intervallato da jerkate e pause brevi. Con onde sostenute evito stop troppo lunghi per mantenere sempre l'artificiale in pesca.
Perché cambiare spesso artificiale?
Ogni artificiale produce vibrazioni, riflessi e movimenti differenti. Alternare modelli, colori e dimensioni permette di adattarsi rapidamente al comportamento dei predatori durante la giornata.
È meglio rilasciare sempre il pesce?
Quando il pesce è in perfette condizioni sì. In questa occasione ho trattenuto il serra perché aveva aperto lo split ring dell'artificiale e gli era rimasta l'ancoretta in bocca. In queste situazioni il rilascio non sarebbe stato responsabile.
Qual è l'attrezzatura ideale per affrontare una scaduta importante?
Una canna da spinning medio-pesante, un mulinello in taglia 5000, trecciato PE 1.2-1.5 e un buon terminale in fluorocarbon rappresentano una configurazione molto equilibrata per affrontare serra, barracuda e altri grandi predatori costieri.
Conclusioni
Questa uscita mi ha ricordato ancora una volta perché amo così tanto lo spinning in mare. Non è stata soltanto una giornata di catture, ma un continuo susseguirsi di osservazioni, prove e decisioni tecniche. Dalle prime tracine dell'alba fino al serra del pomeriggio e al barracuda che ha chiuso la giornata, ogni fase della pescata ha aggiunto un tassello all'esperienza.
Sono proprio queste uscite, vissute dall'alba al tramonto, che insegnano quanto sia importante adattarsi continuamente alle condizioni del mare. Cambiare artificiale al momento giusto, leggere il comportamento dei pesci e non smettere mai di credere nel lancio successivo sono aspetti che fanno davvero la differenza.
Se vuoi vedere l'intera battuta di pesca, con tutti i combattimenti, i cambi di artificiale e le emozioni vissute sullo spot, ti aspetto sul canale YouTube di ClipAngler.
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